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Le tecniche di stampa: quali sono e come sceglierle

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In questa guida abbiamo approfondito tutte le tecniche di stampa, dall’offset alla serigrafia, dal digitale alla rotocalcografia, passando per i metodi di nobilitazione. Spieghiamo come funzionano, in quali ambiti sono più usati e quali vantaggi possono portare al business. Nessun progetto grafico può prescindere dai materiali e dalle tecniche con cui sarà stampato.

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In questo articolo

Il successo di un prodotto dipende in modo non irrilevante dal progetto grafico e di packaging che lo accompagna. La sua efficacia, tuttavia, non può prescindere dal metodo di stampa con cui sarà realizzato il supporto finale.

In questo articolo analizzeremo le diverse tipologie di stampa oggi disponibili, per comprenderne vantaggi e svantaggi e capire quale sia la scelta più giusta in base al materiale di destinazione e al suo scopo.

La tecnologia digitale ha rivoluzionato profondamente anche questo settore della produzione, sia dal punto di vista tecnico sia da quello della filiera di creazione e distribuzione. Oggi sono disponibili numerose tecniche di stampa, che permettono di venire incontro alle diverse esigenze, anche economiche, di chi voglia realizzare un packaging efficace o materiale editoriale o pubblicitario

Come vedremo, il principio base della stampa in molti casi non è troppo lontano da quello che si attribuisce convenzionalmente a Gutenberg, ma si è arricchito nel tempo di materiali, contributi meccanici e digitali che consentono una qualità e una varietà di risultati straordinari, su ogni tipo di superficie.

I tanti volti della stampa offset

La stampa offset non può che essere il punto di partenza per il nostro viaggio tra le tecniche di stampa. Qualcuno continua a preferire la vecchia definizione, meno anglofila, di litografia, ma dell’antica tecnica di stampa che si basava su matrice in pietra è rimasto solo il principio essenziale: il trasferimento di colore tramite pressione.

Oggi il metodo offset rappresenta spesso la scelta più economica e funzionale ed è usato per riviste, etichette, opuscoli e brochure, ma anche cartelli da banco e materiali da confezione

La stampa offset è il metodo di stampa preferito per gli imballaggi in cartone ondulato, dove il foglio stampato in litografia è incollato e accoppiato, appunto, al cartone ondulato.

Il prodotto da stampare deve infatti essere in grado di passare attraverso i rulli che costituiscono le diverse fasi di colorazione e successivamente di stampa vera e propria. Si parte da un progetto grafico realizzato con programmi specifici (il più celebre è InDesign) e successivamente convertito in un file PDF, elaborato e ottimizzato per le tecniche della stampa offset.

Il progetto grafico è trasferito su lastre di alluminio o materiale plastico, che saranno poi inchiostrate, e costituiranno la “matrice” per la stampa sul foglio. 

Possiamo distinguere due tipi fondamentali di stampa Offset, in base al modo in cui è alimentata la stampa:

  • Stampa offset-piana
  • Stampa roto-offset

Nel primo caso si usano fogli singoli, nel secondo, invece, un nastro di carta in bobina.

La stampa offset-piana a fogli singoli consente una qualità superiore, ma impone anche un costo superiore. Viceversa, l’alimentazione a bobine è consigliabile per prodotti dove la perfetta qualità non è indispensabile, come nel caso di volantini e altro materiale pubblicitario di largo consumo.

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Dettaglio di una macchina di Stampa Offset

Come funziona la stampa offset

La stampa offset basa il suo funzionamento sui rulli attraverso i quali passa il foglio da stampare. Gli inchiostri grassi si fissano solo sulle porzioni della lastra che contengono le immagini e il testo grazie a una sottile pellicola di acqua presente nelle zone della lastra senza grafica, che impedisce all’inchiostro di aderire.

La lastra si ottiene attraverso un processo computerizzato, chiamato Computer to plate (che in inglese significa letteralmente “dal computer alla lastra”). Il computer incide con un laser la superficie fotosensibile delle lastre lasciando intatte solo le zone dove è presente la grafica di ogni singolo colore.

L’inchiostro sulle lastre è però poi trasferito su un cilindro rivestito in “caucciù”. 

Per questa ragione, la stampa offset si definisce un metodo di stampa indiretta. Il vantaggio è che il foglio non entra in contatto diretto con la lastra bagnata, ma con una superficie morbida e più asciutta, riducendo il rischio di essere danneggiato. Ma anche la lastra è preservata dalla continua pressione, permettendo così di stampare ampie tirature senza perdere in qualità

È però necessario realizzare lastre e rulli di caucciù separati per ogni colore di inchiostro.

La quadricromia

In genere, si tratta di quattro colori (quadricromia, CMYK), vale a dire i tre colori primari giallo, cyan e magenta più il nero. Quest’ultimo è indicato convenzionalmente con la lettera “k” (come è facile osservare anche sulle cartucce della nostra stampante domestica), dalla parola inglese “key”, chiave. Il nero è infatti il colore chiave in base al quale si procede a mettere a registro le diverse lastre di stampa.

A questi quattro colori è possibile anche aggiungere tinte speciali, come per esempio i colori della gamma Pantone. Va da sé che, maggiore è il numero di lastre, più alto sarà il costo del processo.

Questo metodo di trasferimento dell’inchiostro garantisce una precisione nell’ordine dei micron, o, più correttamente, dei micrometri, che corrispondono a un millesimo di millimetro. 

Il foglio di carta entra nella macchina offset e passa tra un cilindro di contropressione e il cilindro di caucciù dal quale riceve l’inchiostro. 

L’insieme di cilindri e rulli prende il nome di gruppo di stampa o castello di stampa e comprende il calamaio con l’inchiostro, i rulli di bagnatura, i rulli inchiostratori, il cilindro porta lastra, il cilindro di caucciù e quello di contro pressione.

Per ottenere il risultato finale con tutti i colori è necessario mettere in fila diversi gruppi di stampa (castelli). 

Negli stabilimenti più attrezzati non è raro trovare macchine da stampa offset che mettano in sequenza fino a 10 castelli, che permettono di effettuare in un solo passaggio la stampa fronte retro del foglio girandolo a metà della sequenza.

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Stampante Offset 4 unità di stampa

La stampa in quartini

Bisogna infatti ricordare che la stampa di opuscoli o riviste avviene sempre per “quartini”.

Se scomponiamo i fogli di un periodico partendo da quello centrale, ci accorgiamo che essi comprendono sempre due pagine affiancate su entrambi i lati, detti appunto quartini, che non corrispondono alla sequenza con cui poi le leggiamo. 

Il foglio della copertina, per esempio, contiene, su un lato, la copertina e l’ultima (quarta) di copertina, e sull’altro la seconda e la penultima (terza) di copertina, e così via a seguire.

Ne consegue che opuscoli e riviste possono essere stampate solo con un numero di pagine che sia multiplo di 4. 

Al termine del processo di stampa i fogli sono trasportati fuori dalla macchina offset e impilati meccanicamente su un bancale. Per evitare che si attacchino tra loro o che l’inchiostro fresco li sporchi, si spruzza un liquido polverizzato con il cosiddetto antiscartino.

WillBe tecniche Stampa Offset fogli su bancale
Fogli stampati e impilati su bancale

Perché scegliere la stampa offset

Il vantaggio principale di questa tecnica di stampa, come anticipato, è la notevole precisione, tipica della tecnica planografica, conservata anche su grandi tirature. 

Ed è proprio sulle grandi quantità che il metodo offset mostra anche i suoi pregi economici, in particolare quando si ragiona nell’ordine di migliaia di copie.
Non si può usare troppo inchiostro, per non danneggiare la carta, e questo può rendere relativamente meno duraturo o incisivo il risultato finale.

Permette l’uso di diversi tipi di superfici stampabili, anche delicate, e consente la resa di texture raffinate e un’ampia gamma di colori. I progetti che più si adattano a questa tecnica sono opuscoli, volantini, brochure, cataloghi, piccoli manifesti. 

Il costo principale per questa tecnica di stampa è la creazione di una lastra per ogni singolo colore, anche se questo problema è oggi parzialmente superato dai sistemi di stampa offset digitali.
Inoltre, nel caso del packaging, bisogna pensare che il costo per la creazione delle lastre si deve sostenere solamente la prima volta, poiché successivamente si possono usare sempre le stesse. Il cambio di design di una confezione non è infatti così frequente, se è stato ben studiato…

Vantaggi della stampa offset (in breve)

  • Stampati di alta qualità su materiali diversi, soprattutto carte naturali.
  • L’uso dei 3 cilindri garantisce una stampa estremamente precisa anche a velocità elevate.
  • Il caucciù, con la sua superficie gommosa, migliora la qualità di stampa su qualsiasi tipo di carta, dalla carta uso mano a quella patinata ma anche su fogli goffrati e ruvidi.
  • La stampa offset consente l’uso di fogli di grande formato, su cui è possibile accorpare diversi prodotti abbattendo così i prezzi di stampa.
  • Il metodo quadricromia CMYK o Pantone che dà la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di colori e vernici.
  • Si presta ad alte tirature (fino a 50.000 copie).

Svantaggi della stampa offset

  • Necessita della preparazione della matrice iniziale per ogni colore (costo di avviamento).

La stampa digitale: dall’offset al getto di inchiostro

La tecnologia digitale interviene ormai in quasi tutti i processi di stampa, ma ve ne sono alcuni, in particolare, che appartengono più specificamente al campo della stampa digitale:

  • offset digitale
  • getto d’inchiostro
  • a toner

La fondamentale caratteristica della stampa digitale è che non ha bisogno di una matrice, quindi della creazione di una lastra per la stesura dei colori. Nel caso della offset digitale, però, questo non è del tutto vero.

Offset digitale

La stampa offset digitale è nella sostanza molto simile alla tecnica offset che abbiamo già descritto, ma ha un grande vantaggio economico-industriale: non è necessario realizzare singolarmente tutte le lastre che costituiscono la matrice per la stampa, ma è possibile usare una stessa lastra più volte, “cancellando” di volta in volta la grafica precedente. 

I metodi usati per ottenere questo risultato possono essere lievemente differenti, a seconda del marchio del gruppo di stampa utilizzato.

In generale, la lastra è sottoposta a un laser che disegna la grafica e crea una sorta di campo magnetico. Gli inchiostri usati sono caricati elettricamente e, dunque, andranno a posizionarsi esattamente nel punto a cui sono destinati. È possibile usare tinte di ogni tipo, inclusi colori speciali come tinte fluorescenti, oro o argento.

Successivamente, il colore è trasferito per contatto su un telo di caucciù riscaldato, sul quale l’inchiostro è sciolto e reso perfettamente omogeneo in tutte le sue parti.

A quel punto, può essere stampato su diversi tipi di supporto, sia esso carta patinata o metallizzata oppure tela, risultando già asciutto. 

Offset o Offset digitale?

Nel caso di grandi tirature, resta ancora più conveniente la stampa offset, in grado di garantire ottima qualità. Se invece prevale l’esigenza di ottenere un prodotto finito in tempi più rapidi, o se non si necessita di stampare grandi numeri, è meglio optare per la stampa in digitale.

Inkjet, o getto di inchiostro

La stampa digitale inkjet è quella con cui abbiamo maggiore confidenza, dal momento che è usata dalle nostre stampanti casalinghe (sempre più in disuso, in realtà). 

Quando si parla di progetti industriali, però, le cose cambiano, anche se i principi tecnici restano in sostanza i medesimi. 

Si tratta di un sistema di stampa in grande espansione, apprezzato per la grande flessibilità e i suoi vantaggi economici. 

Come abbiamo in parte visto per la tecnica offset digitale, gli inchiostri ricoprono un ruolo fondamentale per il risultato finale.  

Altrettanto importante è il cosiddetto plotter, vale a dire lo strumento che permette di caricare le superfici da stampare.

Due le tipologie essenziali:

  • Plotter a rotolo. Il materiale stampabile deve potersi arrotolare come una bobina.
  • Plotter piani o FlatBed. Permette di stampare pannelli rigidi e anche oggetti.

Il processo di stampa si basa su una serie di testine solitamente di tipo piezoelettrico o termico che sparano le gocce di inchiostro sul supporto da stampare. Possiamo suddividere le stampanti inkjet in tre gruppi principali:

  • Stampanti dedicate alla stampa su carta, dotate per esempio di plotter UV con inchiostri a base acqua e colorante o pigmento.
  • Stampanti per materiali plastici o vinili, adatte a banner o materiale da stand, come le stampanti latex e quelle che usano colori a base solvente.
  • Stampanti adatte a materiali particolari, tra cui diversi tipi di pannelli in legno, vetro e oggetti tra i più diversi.
WillBe Stampa Inkjet
Stampante a getto d’inchiostro di grande formato

Plotter UV con colori ad acqua e a pigmento

La soluzione più semplice ed economica è quella che sfrutta gli inchiostri ad acqua e colorante, mentre per prodotti che hanno necessità di durare di più nel tempo e garantire una maggiore qualità è meglio optare per stampanti con inchiostri a pigmento.

L’inchiostro a base acqua e colorante si compone di un colorante sciolto in acqua, che in fase di stampa penetra in profondità le fibre della carta. Si tratta di inchiostri che, per definizione, non sono troppo resistenti all’umidità e possono sbiadire se esposti direttamente e insistentemente alla luce del sole

Questa soluzione è la più usata nelle stampe da casa o da ufficio, per la fotografia amatoriale e in generale per la stampa esclusivamente su carta.

Gli inchiostri a pigmento, al contrario, non si sciolgono nell’acqua, ma rimangono in sospensione.

A causa delle loro maggiori dimensioni, le particelle dei pigmenti non penetrano la carta, ma si depositano sulla sua superficie. Tuttavia, si legano meglio e risultano più persistenti grazie agli additivi a resina aggiunti.

Plotter per materiali plastici (e non solo)

Esistono poi plotter UV professionali grazie ai quali è possibile stampare agevolmente e con ottimi esiti su materiali plastici. 

Si tratta, per esempio, dei plotter latex, così chiamati perché aggiungono all’acqua e al pigmento anche particelle di latex, che permettono una buona adesione dell’inchiostro anche ai materiali più difficili e meno porosi. 

Questa tecnica è usata per la creazione di poster di grandi dimensioni, striscioni, teli, grafiche per veicoli, carte da pareti e naturalmente oggetti e imballaggi

L’inchiostro, infatti, che come detto è composto da acqua, pigmento e latex, può essere spruzzato dagli ugelli della testina sulla superficie del materiale prescelto, quindi fatto asciugare dal calore generato dalla stampante che fa evaporare l’acqua e lascia sulla superficie una pellicola di pigmento e lattice polimerizzato, già pronta per trasporto e uso.

Inchiostri a base solvente

Risultati simili si possono ottenere sul PVC grazie ai plotter UV con inchiostri a base solvente.

È proprio il solvente, che sostituisce la funzione dell’acqua negli inchiostri più comuni, a veicolare il colore e permettere la stampa su materiali plastici.

Inchiostri ecosolventi

I plotter UV per inchiostri ecosolventi usano inchiostri a pigmento a base solvente invece che a base acqua.

Si tratta della soluzione forse più efficace per prodotti destinati a resistere alla luce o ad agenti atmosferici, come i teli microforati che coprono le impalcature di un cantiere o grandi pannelli pubblicitari esposti in uno stadio. 

Nel corso della fase di stampa, il solvente riscaldato evapora lasciando asciutto e brillante il colore depositato sul materiale da stampa. 

Questa tecnica ha numerosissime applicazioni, ed è tra le più gettonate per la stampa e il taglio di adesivi. 

Vantaggi della stampa digitale (in breve)

  • Flessibilità e velocità di lavorazione
  • Standard di qualità elevata
  • Possibilità di stampare un basso numero di copie con costi comunque contenuti
  • Costi di avviamento bassi poiché non è necessario preparare la lastra matrice
  • Possibilità di fare modifiche all’immagine anche in corso d’opera

La serigrafia

La parola serigrafia conserva ancora il nome di un’antica tecnica di stampa, anche se nel tempo si è raffinata ed evoluta. 

Alle origini si realizzava con tessuti di seta, mentre oggi sono usati altri materiali tessili. Il concetto, però, resta lo stesso: il tessuto, fissato a un telaio, è coperto e reso “impermeabile” dove non deve passare l’inchiostro, ed è invece lasciato libero dove è necessario il colore. 

Il trasferimento del colore si ottiene passando sulla tela una barra con un bordo gommato, chiamato in gergo spremitore o bummer, ma, naturalmente, occorre creare uno specifico telaio per ogni colore, assicurandosi che siano a registro l’uno sull’altro per non avere sbavature nella sovrapposizione. 

Dal progetto digitale alla tela

Raccontata così, sembra tutto molto artigianale, ma in realtà si tratta sempre di elaborare un file. La grafica digitale deve essere scomposta nelle diverse tinte che la costituiscono e quindi bisogna creare un file per ciascun colore.

Questi singoli file monocolore sono poi stampati con inchiostro nero pieno su pellicole di tipo fotomeccanico, che sono sostanzialmente fogli trasparenti sui quali il colore può essere nero 100% o trasparente.

Questo tipo di operazione può essere eseguita anche con stampanti inkjet ad alta risoluzione.  

Prima di procedere alla stampa serigrafica, il tessuto deve essere ricoperto su entrambi i lati da una gelatina fotosensibile, che è poi fatta asciugare in un forno ad aria.

A quel punto si recupera la pellicola trasparente su cui è stata stampata l’immagine in nero e, grazie a un torchio pneumatico, la si fa aderire perfettamente al tessuto. 

La gelatina è illuminata da una luce bianca, in modo che le parti non schermate dalla grafica nera reagiscano alla luce e formino uno strato impermeabile solido. Il resto è eliminato con un getto d’acqua. 

Dopo alcune operazioni che garantiscono la perfetta essiccazione della gelatina, il tessuto si presenta con le zone da inchiostrare libere e quelle senza grafica, o destinate ad altro colore, sigillate.

A questo punto, ciascun telaio riceve l’inchiostro con il giusto colore tramite la pressione del già citato spremitore. 

La stampa serigrafica non è il procedimento più semplice, come si può notare, ma ha comunque al suo attivo numerosi vantaggi. 

Permette l’uso di diversi inchiostri: lucidi, opachi, glitter, metallizzati, cangianti, iridescenti, luminescenti, termocromici, fotocromici, retroriflettenti, soft-touch e questo si traduce nella possibilità di stampare numerosi supporti oltre a carta e cartone, tra cui vetro, tessuti, plastica o ceramica. 

La stampa serigrafica è inoltre  l’unica tecnologia che permette di scegliere quale spessore di inchiostro ottenere, e per questo è spesso adottata per la decorazione industriale.

I vantaggi della serigrafia (in breve)

  • Capacità di stendere un rivestimento di inchiostro liscio e molto spesso con colore coprente in vari spessori
  • Adatto alle applicazioni in cui è necessaria resistenza agli agenti atmosferici (all’aperto), all’umidità, all’abrasione e ai prodotti chimici
  • Indicata per esaltare tratti con effetti d’arte particolari e forte impatto estetico
  • Le etichette serigrafate sono ideali per le immagini che richiedono inchiostro spesso e opaco

Gli svantaggi

  • A causa dello spessore dell’inchiostro, gli inchiostri serigrafici sono più opachi rispetto ad altri
WillBe Stampa Serigrafica
Stampa Serigrafica

Flessografia o stampa flessografica

La stampa flessografica è particolarmente conosciuta a chi si occupa di packaging, poiché è ancora molto usata per materiale da imballaggio e confezionamento. 

Si può applicare tradizionalmente a sacchetti di carta e cartone ondulato, ma oggi è compatibile anche con alluminio e plastica. 

Rispetto alla serigrafia, per esempio, le stampanti flessografiche hanno il vantaggio di poter essere caricate a bobina e stampare grandi quantitativi in linea e di includere sistemi meccanici per il taglio, l’incollatura e la piegatura. Trova dunque una perfetta collocazione nella produzione industriale. 

Come funziona la flessografia

Dal punto di vista tecnico, funziona grazie a tre cilindri principali: il cilindro inchiostratore, il rullo anilox e il cilindro cliché.

Il rullo anilox è quello destinato a trasferire il colore al cliché: in acciaio o ceramica, è costituito da tante piccole cellette, più o meno fitte a seconda dell’uso. 

Sul rullo cliché, costituito da lastre fotopolimeriche o rulli sleeve in elastomero, si trovano le zone da colorare in rilievo, che ricevono il colore e lo trasferiscono poi tramite pressione sulla superficie di destinazione (carta da imballaggio o altro), tramite un cilindro di contropressione. 

Il suo principale svantaggio consiste nella retinatura del colore che resta sempre abbastanza evidente, a seconda della trama prevista sul rullo anilox. 

La stampa flessografica inoltre è molto usata anche per il cartone ondulato. Ha prezzi sostenibili e un costo unitario per singolo pezzo molto conveniente. Anche i tempi di consegna sono spesso molto più rapidi rispetto ad altri metodi di stampa per l’imballaggio.

Vantaggi della stampa flessografica (in breve)

  • Versatilità: è possibile usare una vasta gamma di inchiostri e rivestimenti, per l’aspetto e la protezione richiesti dai clienti
  • La selezione dei materiali è praticamente illimitata con substrati tra cui carta, pellicola, Tyvek e molto altro. Si possono usare film plastici flessibili (sleeve) e stampare direttamente su adesivi
  • Efficienza dei costi: la stampa flessografica è economica, con un basso costo dei materiali di consumo usati durante una tiratura
  • Elevate velocità di stampa: ideali per lunghe tirature di etichette personalizzate
  • Durata della lastra: una singola lastra può produrre milioni e milioni di immagini
  • Stabilità del colore: consente uno stretto controllo del colore. I colori rimangono stabili durante una corsa e da una corsa all’altra
  • La stampa flessografica può infine sfruttare inchiostri a base acqua, particolarmente adatti a entrare in contatto con alimenti, ma anche inchiostri a base di olio
WillBe Stampa flessografica
Stampa Flessografica

Stampa rotocalco, rotocalcografia

C’era un tempo in cui le riviste periodiche (mensili, settimanali…) erano anche chiamate rotocalchi. Il nome derivava in realtà dalla tecnica di stampa usata per produrli.

Benché il termine sia un po’ desueto, le riviste si stampano ancora con questa tecnica, così come opuscoli, cataloghi, pieghevoli e, in generale, prodotti su carta con bassa grammatura. 

Il campo in cui è forse oggi più sfruttata la rotocalcografia è la realizzazione di pellicole plastiche e in nylon, carta da regalo e carta da parati.

Si tratta di una tecnica di stampa tra le più semplici e flessibili, che ha però il difetto di mostrare una retinatura dei colori sempre abbastanza evidente ed è quindi sconsigliabile su prodotti che vogliono avere forte impatto visivo, precisione, eleganza e brillantezza. 

Come funziona la stampa rotocalco

La stampa rotocalco funziona con macchine rotative a bobina, che consentono grandi tirature. La matrice inchiostrata, costituita da un rullo metallico coperto da un sottile strato di rame, raccoglie l’inchiostro da una vaschetta per trasferirlo poi direttamente al supporto da stampare, pressata da un rullo di pressione, rivestito da uno spesso strato di caucciù o gomma (a sua volta pressato, a volte, da un cilindro d’acciaio).
Sulla matrice si incide il soggetto da stampare, che risulta costituito da piccole cellette di diversa densità e dimensione in base ai diversi toni dell’immagine o della grafica. Le aree incise sono quindi inchiostrate, come detto, da un calamaio (a volte dotato di rullo inchiostratore) e l’eccesso di inchiostro è invece rimosso da una lama detta racla. Dopo questa fase il rullo inciso scarica l’inchiostro, per decalcomania, direttamente sul supporto da stampare.

L’inchiostro da rotocalco, liquido, è generalmente costituito da solventi volatili, quali il toluolo, ma si impiegano anche, da qualche tempo, inchiostri a base d’acqua. 

Vantaggi della rotocalcografia

  • Possibilità di alte tirature a prezzi convenienti
  • Può essere usata anche per l’imballaggio flessibile e film plastici

Svantaggi della rotocalcografia

  • Adatta soprattutto ad alte tirature con carta a bassa grammatura
  • Meno precisa rispetto alla stampa offset, serigrafica o flessografica

La nobilitazione: come aggiungere effetti spettacolari alla stampa

Si parla di nobilitazione per indicare tutti quei procedimenti che possono impreziosire il proprio stampato, grazie ad effetti visivi o tattili particolari.

Questo tipo di effetti si può ottenere fin dalla scelta del tipo di carta, oppure con l’applicazione di tecniche di finitura quali verniciature o lamina a caldo, punzonature e altro ancora.

La scelta della carta è fondamentale ed è necessario avere le idee molto chiare fin dall’inizio per poter eseguire un lavoro grafico che ne sfrutti al meglio le caratteristiche. 

La scelta della carta

Esistono moltissimi tipi di carta tra cui scegliere, che possono garantire diversi effetti di “nobilitazione”:

La grammatura

Indica il peso in grammi di un foglio che misura un metro quadrato. Per dare un’idea, la grammatura dei fogli da stampante o fotocopia è solitamente di 80 g, sebbene raggiunga anche 100 g. A una maggiore grammatura non corrisponde necessariamente un maggiore spessore, sebbene l’esperienza comune possa indurci a crederlo.
Una carta con identica grammatura può restituire un effetto molto diverso. Si pensi a una carta patinata opaca di 170 g e una lucida di identico peso: basterà prenderla in mano e osservarla per coglierne le differenze al tatto e alla vista. 

Per i depliant si usa generalmente una grammatura non superiore ai 170 g, per evitare che si danneggino nella piegatura, mentre biglietti da visita, cartoncini e cartoline si collocano tra i 200 e 400 g. Ma, come già detto, il peso non è tutto.

Le carte uso mano

Mostrano una consistenza naturale, con una superficie morbida e porosa. Si tratta del prodotto perfetto per pubblicazioni cariche di testo, ma anche per quaderni o fogli intestati.

Le carte patinate

Sono così chiamate perché sulla loro superficie è stata applicata, appunto, una patina per renderle più lisce e bianche. A seconda del trattamento a cui sono sottoposte possono mostrare punti di bianco differenti e una finitura lucida od opaca. Su questa carta l’inchiostro resta in superficie, restituendo così colori più brillanti, caratteri più incisi e immagini più nette. 

La carta riciclata

Si fa apprezzare perché restituisce un’immagine di semplicità, naturalezza e “povertà”, in grado di evocare valori legati alla tradizione e all’attenzione all’ambiente. Si ottengono, va da sé, dalla carta da macero.

La carta goffrata

Si distingue perché mostra sulla superficie una trama (texture) in rilievo, con un interessante effetto visivo e tattile. 

Sono particolarmente adatte a impreziosire il proprio messaggio e a suggerire ricercatezza e eleganza.

Le carte speciali

Si definiscono così tutti quei supporti cartacei che possono vantare una finitura particolarmente creativa e d’effetto. Può trattarsi di supporti laminati in oro o argento, lisci o stropicciati, trasparenti, metallizzati in diverse tinte.

WillBe catalogo Carta Fedrigoni
Catalogo collezione Fedrigoni selezione di carte patinate e naturale con texture e finiture speciali

Rilievi, verniciature e fustellatura

Una volta scelta la carta, è possibile verificare quali effetti sia più efficace ottenere e con quali strumenti. 

Per esempio:

Le verniciature

Si può decidere di coprire una parte o l’intera superficie di un prodotto per esaltarne l’effetto visivo o per proteggerlo. 

Se si coprono solo alcune aree del prodotto, si può creare un interessante e piacevole effetto di contrasto tattile e visivo tra le zone lucide e quelle opache. Questo risultato si ottiene sia in fase di stampa, per esempio con la tecnica offset, sia con una applicazione successiva, per esempio con la verniciatura UV serigrafica, che garantisce un contrasto maggiore grazie allo spessore della vernice. Quasi tutti i prodotti stampati possono essere trattati con verniciatura UV lucida, anche se solitamente si prediligono prodotti stampati sulle carte più pesanti. La verniciatura ha inoltre il vantaggio di proteggere il prodotto, nel caso debba essere maneggiato o esposto. 

Punzonature

Si usa solitamente per dare risalto a marchi, pittogrammi, loghi o scritte, senza ricorrere alla stampa in rilievo a secco.

Un punzone metallico, che riproduce l’immagine a cui vogliamo dare rilievo, è premuto sul lato posteriore del foglio, creando così un effetto “bassorilievo”. 

Lamine metallizzate

Molto usate nel packaging, soprattutto di prodotti dolciari, permettono di dare risalto e conferire nobiltà a scritte e decorazioni. Le lamine metallizzate possono essere applicate al prodotto stampato con una matrice riscaldata, ma effetti simili sono raggiungibili anche in fase di stampa con l’uso di inchiostri speciali.

La stampa di etichette con oro colato è particolarmente adatta per la nobilitazione di etichette su prodotti di alto livello, tra cui spumanti e vini di pregio, oppure alta pasticceria. Si può dare risalto a interi elementi grafici con l’effetto oro colato, ma anche realizzare piccole rifiniture e ritoccare singoli elementi quali il logo o una illustrazione. 

La fustellatura

Si tratta di un procedimento successivo alla stampa e consiste nel tagliare lo stampato seguendo un preciso profilo, che può corrispondere a quello di un testo o di una illustrazione. La tecnica è molto usata per la creazione di adesivi, ma trova applicazione anche nel packaging e in campo editoriale per creare effetti tridimensionali o effetti grafici giocosi e sorprendenti.

WillBe-fustella di packaging steso
Esempio di fustella di packaging steso

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