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Packaging and Labeling

Packaging sostenibile: strategie di eco-design per i Brand del largo consumo

Autore

Team WillBe

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Packaging and Labeling

Tempo di lettura

5 minuti

PUBBLICAto il

10/06/2022

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Cosa significa packaging ecosostenibile?

Creare un packaging sostenibile significa progettare imballaggi che riducono l’impatto ambientale mantenendo invariate le loro funzioni critiche, come la protezione, l’informazione e le logiche di prodotto.

Lavorare sulla sostenibilità, per un produttore di beni di largo consumo, significa intraprendere un percorso di progettazione e un processo di sviluppo, chiamato eco-design, capace di generare decisioni che riducono al minimo il danno ambientale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

I fattori trainanti che stanno condizionando le aziende nel virare verso imballaggi sostenibili e rivalutare le loro politiche di innovazione di prodotto sono di tipo normativo e sociale e dei consumi, con una crescente fetta dei consumatori che ha sviluppato sensibilità ambientale e richiede ai brand di adeguarsi in fretta.

Le normative imminenti, come quella che riguarda l’etichettatura ambientale, richiederanno un notevole sforzo progettuale per soddisfare i requisiti ambientali.

Packaging sostenibile: strategie di eco-design

Strategie di sostenibilità e ecodesign: progettare in modo sostenibile

Ridurre, riutilizzare e riciclare. Le azioni di prevenzione del danno ambientale attuabili da un’azienda sugli imballaggi sono quantificabili in termini di:

  • riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera
  • risparmio in termini di risorse energetiche e produttive
  • risparmio di acqua
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Riduzione di materia prima

Ridurre il peso e il volume di materia prima dell’imballaggio è spesso il primo passo da valutare ed attuare in un percorso di eco-design. 

Attraverso la riduzione delle dimensioni, l’alleggerimento del packaging, la riduzione dei rifiuti di produzione da smaltire, si risparmia materiale ed energia necessaria a generarlo e movimentarlo.

Le sfide principali di questa strada riguardano il bilanciamento tra i criteri di prestazione chiave e l’introduzione dell’innovazione sostenibile e della modifica al design

La riduzione dello spessore delle pareti del vetro o della plastica, ad esempio, influenza le qualità meccaniche e di blocco delle stesse. 

Ridurre le prestazioni complessive del contenitore a fronte di notevoli risparmi di materia prima ed emissioni di CO2 significa ponderare correttamente tutto il ciclo di ottimizzazione dell’imballaggio e della linea di produzione.

E quali conseguenze può avere sull’esperienza di consumo?
Una bottiglia in PET di acqua minerale che si piega durante l’uso per il peso del suo contenuto, spesso generando spreco di prodotto, genera un’esperienza d’uso che associa la marca a questa prestazione rumorosa e fragile del suo imballo.

Per questo le marche leader valutano con attenzione questa strategia preferendo soluzioni come l’adozione di materie riciclate (come l’rPET) o compostabili piuttosto che ridurre eccessivamente le qualità dell’imballaggio e la fedeltà alla propria brand equity. 

Imballi più leggeri associano una maggiore sostenibilità con una riduzione dei costi ma con effetti incerti sulla qualità e sull’esperienza del consumatore

Questa strategia difensiva e i suoi compromessi rispondono meglio alle esigenze dei prodotti più convenienti e alle sfide delle catene di hard discount piuttosto che a prodotti che richiedono premiumizzazione.

Impiego di materie prime riciclabili

Il secondo gradino della scala che porta verso un imballaggio sostenibile è l’impiego di packaging compatibili con le tecnologie di riciclo disponibili

Esse consentono di separare le componenti riciclabili dal flusso dei rifiuti indifferenziati e trasformarle in materia prima di seconda generazione. 

Si parla di economia circolare poiché i rifiuti di un processo industriale diventano materiale di un altro, successivo, processo produttivo.

La riciclabilità è assicurata da tre criteri di valutazione che ci dicono che il materiale di un imballaggio è considerato riciclabile se sono presenti

  1. un’efficiente processo di selezione e riciclo già impiegato in una determinata realtà geografica
  2. un adeguato volume di materiale (massa critica) che renda tale processo di riciclo efficiente e economicamente sostenibile
  3. una sufficiente domanda da parte del mercato dei materiali riciclati generati da tale processo

Materie cartacee

Occorre distinguere tre sottotipi di imballaggi che si differenziano per prevalenza della parte cartacea: i monomateriali, i multimateriali e i materiali composti.

Le componenti monomateriali in carta e cartone sono costituite da sola carta o presentano qualche accessorio non cartaceo (come ad esempio una finestra in plastica) facilmente rimuovibile. Sono le soluzioni preferibili e, se associate alla minimizzazione di componenti accessorie in materiali differenti, costituiscono una soluzione molto gradita all’industria del riciclo.

Materie plastiche

I materiali plastici e la loro riciclabilità sono un scenario tra i più complessi da affrontare. Esiste una enorme varietà di polimeri plastici, con proprietà molto differenti e modalità di applicazione pressoché infinite. Il loro ciclo di vita, e in particolare l’attività di riciclo, presenta potenzialità e criticità che possono essere risolte solo con una consapevole progettualità

Materie metalliche e vetro

Gli imballaggi metallici (in alluminio e acciaio) e vetro per uso domestico presentano potenzialità di riciclo e reintroduzione della materia prima molto elevate

La scelta delle forme del packaging e degli spessori degli imballi, insieme all’uso di vernici e altri trattamenti superficiali, presenta sfide progettuali connesse ai processi di riciclo.  

In termini di riciclabilità, lo svuotamento completo del contenuto da parte del consumatore è una parte critica, può richiedere scelte progettuali e di comunicazione che facilitino e invitino l’utente finale a conferire il contenitore il più possibile privo di residui di prodotto.

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Uso di materiali rinnovabili

Le risorse rinnovabili sono materiali naturali, non sono “esauribili”. Queste risorse, quando gestite in modo responsabile, si rigenerano e assorbono CO2 dall’atmosfera durante il ciclo successivo di ricrescita.

La plastica vergine, ad esempio, di origine petrolchimica non è un materiale rinnovabile e non può essere considerata parte di un’economia circolare con basse emissioni di CO2.

Aumentare la quota di materiali rinnovabili nelle confezioni è spesso il terzo step in un percorso di eco-design.

Le plastiche vegetali derivate da biomasse e non da fonti fossili, rientrano in questa categoria ma ciò non garantisce che siano biodegradabili e compostabili. 

Sono state in passato definite bioplastiche ma oggi l’industria è più orientata a conferire questa definizione solo a quelle materie polimeriche che abbiano contemporaneamente tutte e tre le caratteristiche:

  • provenienti da biomassa (interamente o parzialmente) 
  • biodegradabile
  • compostabile

Il tema è ancora controverso e al produttore è richiesto un notevole sforzo per destreggiarsi al suo interno. Tuttavia una cosa è certa, materiali come cartone, cartoncino e carta, polpa di cellulosa e bioplastiche permettono di preservare le risorse del nostro pianeta e comunicare in modo innovativo il prodotto e la marca, mantenendo, in specifiche applicazioni, le adeguate caratteristiche funzionali dell’imballaggio.

Utilizzo di materiale riciclato

Tra i trend della sostenibilità e le strategie della progettazione di packaging sostenibile l’utilizzo di materiale riciclato rappresenta uno step strategico nel passaggio all’economia circolare per un produttore FMCG. 

Perseguire questa strada può garantire un migliore posizionamento di mercato, supportato dalla percezione di una responsabilità e un impegno ambientali più marcati nel pubblico sempre più consapevole

La riduzione di plastica vergine, non proveniente da riciclo, vede oggi impegnati molti produttori che per funzionalità e caratteristiche dei loro packaging non possono aumentare la quota di materiali rinnovabili.

È stato riscontrato un accrescimento della quota di mercato per alcuni dei più virtuosi esempi di prodotti che integrano imballaggio riciclato.

Il PET riciclato al 100%, o rPET, può oggi essere utilizzato per bottiglie e vaschette alimentari. Può aumentare la valenza ambientale delle marca e trasformare gli slogan in impegno verso una reale sostenibilità ambientale. 

Rimuovere dall’ambiente più plastica di quella che si produce diventerà presto un principio di CSR imprescindibile.

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La bottiglia di acqua minerale realizzata da Levissima, composta da Plastica PET riciclata al 100% (rPET 100%)

Riciclabilità: facilitazione delle attività di riciclo

L’ulteriore azione di prevenzione dell’impatto ambientale che il produttore può attuare è più pervasiva e legata agli aspetti di aggiustamento progettuale o di innovazione del prodotto.

Buona parte delle linee guida e gli indirizzi normativi che i governi, i consorzi e gli enti preposti hanno redatto riguardano il concetto di riciclabilità.

Il consumatore deve essere messo in grado di effettuare una corretta raccolta differenziata senza difficoltà ed incertezze e le aziende produttrici devono operare correttamente seguendo indicazioni progettuali che pongono l’attenzione sulle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto e del suo imballaggio riducendo gli impatti ambientali.

La facilitazione nel riciclo è una delle leve che vengono promosse con maggiore intensità e previene, nel momento della progettazione, decisioni e approcci che aumenterebbero l’impatto ambientale degli imballaggi nel loro life-cycle.

Al centro si pone la diffusione delle logiche e dello stato dell’arte nella filiera del recupero industriale con le sue tecnologie e criticità di selezione e di riciclo. 

Seppur, a cascata, tutti gli altri stakeholder della catena del valore della sostenibilità godano del miglioramento delle operazioni di riciclo industriale, questo è il settore che beneficia maggiormente di una buona progettazione del packaging sostenibile poiché l’attuazione di buone pratiche rende i suoi processi più snelli ed economicamente sostenibili.

Fonti di informazione e consorzi

L’impronta ambientale e la sostenibilità delle imprese passa attraverso l’accessibilità alle informazioni capace di integrare le dinamiche economiche con quelle ambientali, senza dimenticare gli aspetti sociali e culturali legati al consumo sostenibile.

I brand owner, come tutti gli stakeholder della filiera packaging, sono tenuti a mantenersi costantemente aggiornati sui modelli economici a basso impatto di carbonio che rappresentando un valore aggiunto per le loro imprese.

Il portale Progettare Riciclo è dedicato alla diffusione delle linee guida per la progettazione di imballaggi più facilmente riciclabili

Presenta degli strumenti interattivi che consentono a progettisti e produttori, attraverso delle checklist, di individuare la soluzione migliore per le proprie specificità di imballaggio. 

Nonostante sia basata su principi generali, e ciascun progetto di imballaggio sia unico, questa piattaforma offre suggerimenti su come bilanciare requisiti prestazionali, normativi e di sicurezza con soluzioni che facilitano le attività di selezione e riciclo.

I consorzi nella filiera della sostenibilità

Per incentivare l’uso di imballaggi maggiormente ecosostenibili sono stati creati vari consorzi che rappresentano l’intero sistema collettivo dei rifiuti e le singole filiere di recupero di specifici materiali.

Il Consorzio Nazionale Imballaggi, noto come CONAI, finanziato dal Contributo Ambientale, si occupa di assicurare in Italia il raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e riciclo degli imballaggi e coordina gli altri consorzi.

Il sistema consortile di filiera in italia è attualmente composto da 7 entità distinte: 

  • Corepla si occupa del riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica
  • Comieco raggruppa le aziende del settore cartario
  • CoReVe è responsabile del recupero dei rifiuti d’imballaggio in vetro 
  • Ricrea organizza il riciclo degli imballaggi in acciaio 
  • CiAl garantisce il riciclo e recupero degli imballaggi di alluminio
  • Rilegno organizza il recupero e il riciclo degli imballaggi in legno 
  • Biorepack, nato di recente, gestisce il fine vita degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile

Conclusioni

Noi, designer visivi, come attori della filiera del packaging, siamo oggi chiamati a conoscere processi e specificità, ben oltre la nostra sfera di attività, per assistere i produttori del largo consumo nelle scelte progettuali che offrono le alternative più adatte.

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