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L'eco packaging per la green economy

L'ecosostenibilità è una questione di etica o di fatturato?

Realizzato da WillBe, dicembre 2012
Packaging Eco sostenibile

Siamo nell'era delle belle parole, quelle che suonano subito smart e social. Qualcuno le usa per la prima volta, qualcuno le grida in coro e qualcun altro si affeziona senza neanche accorgersene.

Non possiamo negare che tra spot, manifesti e giornali, negli ultimi dieci anni siamo diventati tutti un po' "green": eco lovers di una eco age senza precedenti, abbiamo gli eco blog, gli eco blogger e i bio copywriter. Scarichiamo le eco app, per scoprire tutti gli eco store più vicini a casa nostra. Ci sentiamo eco friendly, se non addirittura eco chic. E non importa se c'è chi nasconde ancora la carta dentro la plastica, facendo multare tutto il condominio. Non importa se facciamo ambarabà ciccì coccò tra marte, giove e saturno, per decidere su quale pianeta inabitato finiranno le nostre prossime tonnellate di rifiuti. Basta avere un po' di eco appeal.

L'ecosostenibilità è il concetto "grosso" dei nostri anni, la materia sociale e globale dentro cui governatori, capi di stato, imprenditori, cittadini e stravaganti sognatori, ripongono le speranze e le aspettative di un futuro (quello dell'umanità) che ha bisogno di essere tutelato. L'apertura vagamente polemizzante, ci permette di parlare seriamente della tematica, ironizzando su quella nebbiaccia di aria fritta chiamata strumentalizzazione: la green economy, è qualcosa in cui le aziende credono e investono davvero, o è soltanto l'ennesima tendenza da seguire lungo i soliti obiettivi di perfezionamento dell'immagine aziendale?

Ci siamo focalizzati sui contesti circostanti la nostra attività, andando ad esplorare l'interessante espansione del green, nel packaging ecosostenibile o ecopackaging, che dir si voglia.

Ci troviamo nell'ambito del confezionamento e dell'imballaggio, la fase della catena produttiva dove avvengono gli sprechi più eclatanti. Prendiamoci per mano, facciamo un respiro profondo, addentriamoci tutti insieme e senza timori, nei meandri più oscuri delle nostre cattive abitudini. Il grosso nasce da li. Pensate ad un misero etto e mezzo di prosciutto cotto, contenuto dentro una vaschetta di plastica formato 19 cm x 23,5 cm. Fate caso alla tristezza del Coccolino, quando il flacone rimane vuoto e l'etichetta comincia a sbiadirsi. Meditate sul paradosso delle monoporzioni per single che negli ultimi anni hanno invaso i supermercati, improbabili quantità di microscopici salamini piccanti, racchiusi dentro improbabili quantità di materiale che ancora troppo spesso non si può riciclare. Riflettete su quante volte avete intrapreso questo tipo di riflessioni a tavola con vostra moglie, con vostro marito o con il vostro gatto.

L'argomento coinvolge tutti e senza troppe eccezioni: il packaging ci tocca per mano, mette alla prova le nostre scelte ma non sempre ce ne rendiamo conto. Ovviamente guardiamo alla sostanza, scaviamo per raggiungere il prodotto, scartiamo per arrivare al dunque. Poi mettiamo tutto da parte. La problematica fondamentale è la brevissima durata del ciclo di vita delle confezioni: basta un giorno, un'ora, o addirittura un minuto, per trasformare un packaging in un rifiuto solido urbano, pronto ad ammassarsi agli altri. Per non parlare dell'inquinamento atmosferico e dell'influenza del confezionamento nelle problematicità relative la distribuzione e i trasporti.

Come ci stiamo muovendo lungo queste criticità? Il dato positivo (c'è sempre un dato positivo) riguarda il fatto che tra opinione pubblica, aziende, governi e finanziamenti su iniziative verdi, abbiamo maturato una sensibilità ecologica che ci sta permettendo di intraprendere nuove strade. Le sempre più frequenti istanze sulla sostenibilità, hanno condotto le aziende (anche quelle italiane) a pennellare di verde non soltanto le campagne pubblicitarie, ma anche il vivo della loro attività. Molte hanno deciso di partire dal packaging, essendo questo il primo messaggio diretto e frontale con il consumatore.

I brand hanno capito che l'idea di adottare un approccio ecosostenibile al packaging, oltre a contribuire attivamente alla salvaguardia dell'ambiente e dell'umanità, solidifica la brand reputation, migliorando la percezione dei consumatori e gonfiando vendite e fatturati. Le strade intraprese variano dall'utilizzo di materiali biodegradabili all'adozione di supporti riciclati, alla scelta e al "ri-studio" di forme, dimensioni, colori e strutture flessibili e funzionali, che si adattino ecologicamente al trasporto, al riutilizzo e all'abbattimento. La rivoluzione ha investito incondizionatamente le piccole realtà e i più grandi brand.

Gucci ad esempio, da un'idea del suo direttore creativo Frida Giannini, ha sviluppato un nuovo modello di packaging che punta all'eliminazione della plastica e della vernice, per utilizzare una carta riciclata al 100%, certificata dal Forest Stewardship Councile (quindi derivante da foreste non a rischio di deforestazione). Oltretutto, ricerca e testa per le sue shopping bag, nuovi materiali biodegradabili di bambù, cotone e mais.

La Newton Running, azienda americana produttrice di scarpe sportive, finisce su tutti i blog del settore, grazie al suo packaging super essenziale, che oltre ad essere riciclato al 100%, riprende le forme stesse delle scarpe, permettendo di risparmiare in termini di spazio e costi.

Anche le confezioni dei nuovi iPod di Apple, lanciati da poche settimane e rimasti un pochetto in disparte a causa della pressione mediatica che gravita attorno al nuovo iPhone, sembrerebbero rispettare "in parte" l'ambiente, poiché parzialmente biodegradabili.

Un altro esempio innovativo e di rottura, ci arriva dalla nostra bella regione Piemonte, che ha lanciato l'interessante e gradita iniziativa dei "detersivi alla spina", per acquistare il flacone una sola volta e risparmiare contemporaneamente sul costo del prodotto e sulla quantità di rifiuti che generiamo.

Ultimi ma non ultimi (anzi primi) troviamo i nostri designer e il movimento creativo tutto nuovo che si è creato attorno al tema dell'ecosostenibilità. Gli student work degli allievi ambiziosi stanno invadendo tutte le directory di ricerca e ispirazione sul packaging design. I disegni verdi dei progettisti di oggi, le start up completamente eco oriented, una nuova generazione di creativi, forti di una professionalità che include spontaneamente l'aspetto dell'impatto ambientale, in ogni fase della progettazione. Ci verrebbe da dire, una generazione eco creativa.